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10月11日 Trieste nel cuoreDopo aver letto un intervento sul blog di Silvia, Una triestina in quel di Bologna, ho avuto modo di fare alcune riflessioni che ho inserito come commento e che voglio riportare anche qui, ai miei 2 lettori e per memoria mia.
[Silvia riferisce di come non le piaccia Bologna, e conclude dicendo "ma chi non ha mai vissuto a Trieste non sa quanto ci si può star bene ed esser felici, tutto qui."]
Cara Silvia, quanto dici è per via della "scontrosa grazia" che Saba ha descritto perfettamente. Io che ho vissuto dalla nascita fino ai 28 anni in una delle 4 Vie (quella degli "amorosi affetti" per intenderci), e che ho passato del tempo lavorando fuori città, l'ho capito.
E' il fatto che a Trieste c'è Tutto. Quando hai visto Trieste, hai veramente visto il mondo.
Collina, mare, spiaggia di sabbia e di rocce, i Topolini, la Pineta di Barcola, Miramare, l'altopiano, i monti a brevissima distanza, la città e il paese, il Melting Pot culturale, i teatri, i cinema, il verde e lo smog, piazze sul mare e vicoli malsani (beh, questo ormai quasi inesistenti dopo il risanamento di anni fa), il Porto Vecchio e Nuovo, navi da crociera che partono dal centro città, neoclassico e Teatro Romano, il medioevo del Castello di San Giusto e la Cattedrale, l'alabarda di San Sergio che non arrugginisce, una città che si dedica all'Austria per non cadere sotto Venezia, la storia controversa, il ponte con Trento
Ho trovato una geografia simile - ma un ambiente più caotico e terrorizzante - a Genova (infatti si dice che i genovesi stiano all'Italia come gli Istriani a Trieste
Poi mi sono sposato con una donna forte e dolce di Muggia, e mi sono trasferito là. Ma pur a soli 10 minuti di strada, e ritornandoci per lavoro ogni giorno, nella tranquillità di casa mia sento la nostalgia di quella freddezza e insieme eleganza mista a durezza di pensiero, e quella capacità di meravigliarsi quando qualcosa che "no se podeva" adesso "se pol".
Insomma, Trieste è la più tollerante città intollerante, o la più intollerante città tollerante, ma quelle "mani troppo grandi / per regalare un fiore" sono comunque protese verso di te, e spesso vedo a palpebre serrate gli occhi azzurri di quel "ragazzaccio aspro e vorace". Ha veramente, con le appropriate e insostituibili parole di Saba. "un'aria strana, un'aria tormentosa, / l'aria natia". |
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